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Vallinfante

Si dice che il suo nome d’origine sia Valle delle fate, denominazione dovuta alla leggenda che narra delle mitologiche sibille che abitavano le zone più impervie e inaccessibili dei monti e delle valli e, con il loro canto, ammaliavano pellegrini, pastori e cavalieri.

La frazione si trova in un anfiteatro naturale nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini ai piedi del Monte Prata, del Monte Porche e del cosiddetto Passo Cattivo, che degrada dolcemente verso valle. Vallinfante raccoglie nel fondo valle le fresche e cristalline sorgenti del fiume Nera, ma un tempo, secondo la leggenda, le acque del fiume sgorgavano da due cavità simili alle “narici” di un bue.

Nel tratto iniziale è appena un ruscello, eppure il Nera è il principale affluente del Tevere; e poi ancora l’acqua degli uccelletti, chiamata dagli abitanti "Acqua de li cillitti". E proprio nei pressi di queste sorgenti si trovano il Centro faunistico del cervo e l’Ecomuseo. Nella frazione si hanno esclusivamente esempi di arte sacra. Sono presenti tre chiese, dedicate a San Pietro, Santa Maria e alla Madonna delle Gee (chiamata anche Madonna della Maina).

La chiesa intitolata a San Pietro, ad una sola navata, risale al XIII secolo e contiene piccoli affreschi, diversi altari lignei con colonne tortili e pregevoli dipinti. La chiesa di Santa Maria è posta a monte del paese e risale anch'essa al XIII secolo. Al suo interno notevoli affreschi attribuiti alla scuola di Paolo da Visso , un altare ligneo barocco del '600 e un arazzo inneggiante al Santo Protettore della frazione, San Rocco.

Ogni anno, il 15 agosto, si tiene una suggestiva processione notturna e l’arazzo viene portato in parata assieme alla statua lignea del Santo, custodita anch'essa nella medesima chiesa. Inoltre il 16 agosto viene organizzata la “Sagra dei fagioli con le cotiche”, una festa popolare proprio in onore di San Rocco.

La piccola chiesa della Madonna delle Gee è situata all’inizio di una valle incontaminata, ora territorio di uno degli animali più affascinanti del nostro Appennino: il cervo.